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STUDIO MANONI

DIRITTO DEL LAVORO E PREVIDENZA

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________________________Diritto del Lavoro & Pensioni________________________________

Instagram post 2268927108646490193_21475995116 Commercialisti e Consulenti del Lavoro in prima linea per gestire la fase estremamente difficile che stanno attraversando le imprese italiane e i loro dipendenti e collaboratori. Le due Categorie sono in questi giorni chiamate ad uno sforzo ulteriore sia per dare attuazione alle disposizioni contenute nei diversi provvedimenti emanati in emergenza dal #Governo sia per seguire le aziende assistite. All’indomani della pubblicazione del decreto “Cura-Italia”, pertanto i Consigli nazionali degli ordini dei Commercialisti e dei Consulenti del lavoro chiedono al Governo di non trascurare le necessità del comparto delle professioni economico-giuridiche e quindi di estendere le tutele previste per imprese e dipendenti anche alle attività degli studi professionali.
“Consulenti del Lavoro e Commercialisti”, dichiarano i presidenti dei rispettivi Consigli nazionali, Marina Calderone e Massimo Miani, “sono chiamati a fare la loro parte, in una situazione di emergenza sanitaria per il Paese, facendo enormi sacrifici per mantenere l’operatività dei loro studi per nel rispetto delle ordinanze vigenti per garantire alle imprese assistite l’attivazione – ove necessario – degli strumenti di sostegno al reddito o l’assistenza necessaria nella gestione contabile-finanziaria delle attività produttive. I professionisti”, continuano Miani e Calderone, “non sono esenti da questo momento di difficoltà. Anzi, sono chiamati a mantenere tutto il personale in forza e a fare importanti investimenti in tecnologia per erogare al meglio la propria consulenza. E questo Commercialisti e Consulenti del lavoro continueranno a farlo con il consueto senso di responsabilità e impegno civico che contraddistingue il loro operato. Il decreto “Cura-Italia” considera tuttavia il comparto solo marginalmente, mentre in questo momento sarebbe quanto mai doveroso e strategico tutelarlo. Auspichiamo pertanto ulteriori interventi in tal senso nella fase di conversione del decreto”. #consulentidellavoro #commercialista #italia #covid19 #curaitalia
Instagram post 2235842643871448406_21475995116 La Suprema Corte di Cassazione (sentenza n. 1733/2020) chiarisce che non è sufficiente un accordo scritto con i dipendenti per installare un impianto di videosorveglianza sui luoghi di lavoro, ciò perché tale manovra non rispetta le condizioni di cui all’art. 4, I. n. 300 del 1970.
Secondo quanto prescritto dall’art. 4 L. n. 300 del 1970, “l’installazione di apparecchiature (da impiegare esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale) ma dalle quali derivi anche la possibilità di controllo a raggiunto, il datore di lavoro deve far precedere l’installazione dalla richiesta di un provvedimento autorizzativo da parte dell’autorità amministrativa (Direzione territoriale del lavoro) che faccia luogo del mancato accordo con le rappresentanze sindacali dei lavoratori, cosicché, in mancanza di accordo o del provvedimento alternativo di autorizzazione, l’installazione dell’apparecchiatura è illegittima e penalmente sanzionata.”
Sul punto, la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che la mancata osservanza delle richiamate procedure configura un comportamento antisindacale del datore di lavoro, reprimibile con la speciale tutela approntata dall’art. 28 dello Statuto dei lavoratori (Cass., Sez. L, n. 9211 del 16/09/1997, Rv. 508047 – 01).
Si aggiunga che l’assenso delle rappresentanze sindacali è previsto per legge come uno dei momenti essenziali della procedura sottesa all’installazione degli impianti, derivando da ciò l’inderogabilità e la tassatività sia dei soggetti legittimati e sia della procedura autorizzativa di cui all’art. 4 Statuto dei lavoratori.
Da tutto ciò deriva come non abbia alcuna rilevanza il consenso scritto o orale concesso dai singoli lavoratori, in quanto la tutela penale è apprestata per la salvaguardia di interessi collettivi di cui, nel caso di specie, le rappresentanze sindacali, per espressa disposizione di legge, sono portatrici, in luogo dei lavoratori che, a causa della posizione di svantaggio nella quale versano rispetto al datore di lavoro, potrebbero rendere un consenso viziato.  E tu sei in regola?Contatta lo #StudioManoni per una consulenza.
Instagram post 2232781492198227195_21475995116 Nel 2019 l'Inps ha liquidato 535.573 nuove pensioni, un dato sostanzialmente in linea con il 2018 (537.160) ma ha registrato un aumento consistente dei trattamenti anticipati (+29,4%) a 196.857 unità anche grazie all'introduzione della cosiddetta Quota 100 e all'aumento di cinque mesi per l'età di vecchiaia che dall'inizio dell'anno scorso è accessibile a 67 anni.
Per le pensioni di vecchiaia nel complesso si registra un calo del 15,6% a 121.495, un numero molto inferiore alle uscite anticipate.
Sono solo 33.123 i dipendenti che nel 2019 hanno lasciato il lavoro a 67 anni con la pensione di vecchiaia mentre 126.107 sono andati in pensione anticipata quindi prima di questa età.
E' quanto emerge dal monitoraggio Inps sui flussi di pensionamento secondo il quale quindi tra le pensioni liquidate ai lavoratori dipendenti nell'anno il 20,8% ha riguardato le pensione di vecchiaia e il 79,2% quelle legate all'anzianità contributiva. Per le pensioni di vecchiaia si è registrato un calo del 29,81% rispetto al 2018 mentre per le pensioni di anzianità l'aumento è stato del 32,81%. Prendi un appuntamento con lo #Studiomanoni per la tua pensione.
Instagram post 2226444517581192542_21475995116 Con l'acronimo Naspi si intende la Nuova Assicurazione Sociale per l'Impiego, altro non è che la vecchia Disoccupazione.
Vediamo quanto è facile e veloce fare la domanda NASPI.
Prima di fare qualsiasi cosa, recatevi al Centro per l’Impego, per fare la DID (Dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro), totalmente gratuita.
La domanda per la Naspi deve essere effettuata entro massimo sessantanove giorni dalla data di avvenuto licenziamento e deve essere presentata all’INPS.
Chiunque può compilare il modulo per la Naspi, non è complicato, basta avere il proprio Codice Fiscale, Il documento d’ identità valido, ed il proprio PIN INPS o per gli utenti più tecnologici con lo SPID.
Il PIN INPS, viene fornito dall’ ente in maniera rapida e gratuita.
Una volta ottenuto il PIN, accedete al sito INPS ed entrare nella propria area riservata, dopodiché ricercare NASPI, nella barra di ricerca del sito dell’INPS, compilare ed inviare la richiesta.
Questo è il metodo più pratico, veloce ed economico per la Naspi.
Per tutti coloro che si vogliono sentire più sicuri nel presentare la domanda NASPI posso tranquillamente venire nel Nostro Studio e chiederci una consulenza.
Ora, quali sono i requisiti per vedere accolta la domanda di Naspi?
1) aver compilato correttamente la domanda di NASPI
2) essere un ex lavoratore dipendente attualmente nello stato di disoccupato
3) avere avuto, durante i quattro anni precedenti al licenziamento, almeno tredici settimane di contribuzione versata
4) aver lavorato effettivamente almeno trenta giorni durante i dodici mesi precedenti alla disoccupazione.
5) essere stato licenziato involontariamente (non per cause volute e desiderate dall’interessato) o essere stato congedato dal lavoro causa maternità, trasferimento della sede di lavoro (con distanza maggiore di 50 chilometri), licenziamento per giusta causa oppure licenziamento consensuale

Noi dello Studio Manoni possiamo far avere l'
🅸🅽🆃🅴🆁🅾 🅸🅼🅿🅾🆁🆃🅾, di tutta la  Naspi anticipatamente, sᴛɪᴀᴍᴏ ᴘᴀʀʟᴀɴᴅᴏ ᴅɪ ɪᴍᴘᴏʀᴛɪ ғɪɴᴏ ᴀ ᴄɪʀᴄᴀ 20.000 ᴇᴜʀᴏ, per i disoccupati  che intendono investire nell' apertura di una propria attività. 
Prenota una consulenza, ti aspettiamo.
Instagram post 2213947758724380121_21475995116 Lo Studio Manoni, vi augura un felice inizio anno!

Lo Studio riaprirà a pieno regime dal 7 di gennaio.
Sempre disponibili ai soliti recapiti.

Le novità che porta il 2020: A soli 56 anni, potranno andare in pensione i nati nel 1964 (o a 57 quelli del 1963 o a 58 quelli del 1962) che hanno accumulato almeno 41 anni di contributi, 12 mesi di lavoro svolto nella minore età e che rientrano in una delle seguenti categorie disagiate, ovvero sono: disoccupati, invalidi oltre il 74%, soggetti che assistono disabili, addetti a lavori usuranti o gravosi.
A questi, dunque, verrà riconosciuta questa sorta di corsia preferenziale che – ricordiamolo – è facoltativa e non obbligatoria.

Nulla infatti vieta al lavoratore di continuare a svolgere la sua attività fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia.

Vieni in Studio per una consulenza sulla tua Pensione ti aspettiamo.
Instagram post 2185823102177525267_21475995116 Oggi 26 Novembre 2019, non verrà ricordato come un anniversario dell’ultimo volo del #Concorde , o dell’ interferenza di #Vrillon , o della prima volta all’ interno della tomba di #Tutankhamon ….
No, oggi verrà ricordato come il giorno in cui si è determinato che in Italia il carico fiscale è del 59%.
Per un’ Impresa ci vogliono 238 ore per effettuare gli adempimenti fiscali.
Ci battono Libia, Iraq, Myanmar ed Ethiopia; mentre prima di noi ci sono il Mozambico, la Jamaica e l’Albania.
Che fare impresa in Italia fosse difficile lo sapevamo, ma da diversi anni sappiamo anche quanto; oggi siamo al 128° posto.
Ora pensate cosa voglia dire essere Consulenti del Lavoro e/o Commercialisti in Italia, coloro che come consulenti d’ impresa devono destreggiarsi tra oceani di normative e continui cambiamenti a colpi di decreti legge.
Grazie a questo reiterato comportamento nel tempo dei Nostri governanti, nel 2020 lavoreremo per pagare le tasse, fino a lunedì 3 agosto. Sarà  per questo che buona parte festeggia andando al mare in quel periodo? #tasse #paeseitalia #italia #studiomanoni @studiomanoni
Instagram post 2184868859673145668_21475995116 Lo Studio Manoni, nel giorno internazionale contro la violenza sulle donne, vuole porVi all’ attenzione che ogni giorno ci sono 88 vittime, in media 1 ogni 15 minuti.
La Violenza in una società che si vuole definire civile è sempre da condannare, ma la disparità di genere in questo caso pone un problema anche culturale profondamente radicato nella cultura Italiana.
Non vogliamo riportare dati che potreste ritrovare ovunque, ma piuttosto vorremmo farVi riflettere sul lentissimo processo evolutivo che ha avuto la Nostra società; pensate che l’ abolizione del delitto d’ onore da parte del  Parlamento, è avvenuta solo nel  settembre del 1981.
Ma pensate all’ ambito lavorativo, in cui la disuguaglianza sembra forse più evidente.
Il famoso soffitto di cristallo, infatti, continua ad apparire irraggiungibile e, stando al Global Gender Gap Report del World Economic Forum, l'Italia si colloca al centodiciottesimo posto per quanto riguarda la partecipazione economica e le opportunità lavorative.
C'è poi anche il fatto che la maternità, senza supporti e aiuti statali, rappresenta spesso un ostacolo (e non una ricchezza) nella vita lavorativa delle donne che, come riporta Repubblica, perderebbero addirittura il 4% del loro stipendio ad ogni gravidanza.
C'è poi il discorso (ampio e complesso) che riguarda il fatto che, nella società italiana, permangono dei pericolosi retaggi che vogliono la donna sottomessa, dipingendola ancora come qualcosa da disciplinare o possedere.
A tutto questo si aggiungono episodi di revenge porn, stalking, violenze sessuali e odio online, spesso rivolto alle donne con maggiore visibilità e opinioni scomode.
Insomma, la situazione è decisamente drammatica e i dati sono difficili da ignorare.
Prendere coscienza delle disparità di genere può essere doloroso, ecco perché molto spesso preferiamo semplicemente ignorare la cosa.
Eppure è importante per Noi Donne: non per farci sentire delle vittime con delle buone ragioni per lamentarci e deprimerci, ma, al contrario, per risvegliare in noi la forza, l'urgenza e la voglia di lottare ancora. #donna #woman
Instagram post 2160892855858726658_21475995116 Oggi, 23 ottobre, sarà una data cruciale per il modem libero: Tim andrà in aula davanti al Tar per fare ricorso contro la delibera Agcom. Non tutta la delibera, solo quella parte che più interessa tutti coloro che hanno sottoscritto un abbonamento con modem nei mesi durante i quali il Regolamento Europeo sul modem libero era in vigore.
Se TIM perde, ma non solo lei, gli utenti potranno chiedere un rimborso per le rate pagate dopo aver ovviamente restituito il modem. La parte della delibera in discussione riguarda anche lo sblocco dei modem, ovvero la possibilità di usare i terminali con tutti gli operatori una volta che diventano di proprietà dell’utente.
Instagram post 2160437339571294154_21475995116 Arriva una novità per il “Superbonus della Befana” fortemente voluto: come previsto, arriverà a gennaio 2021, ma premierà, con un ritorno del 19%, solo le spese effettuate con carte e bancomat a partire da luglio 2020.
Le risorse a disposizione - spiegano da Palazzo Chigi - restano 3 miliardi, che si tradurrebbero in un bonus tra i 300 e i 500 euro per le spese dal parrucchiere e l'estetista, ma anche da meccanico ed elettrauto, elettricista, idraulico, ristorante.
L’obiettivo, spiegano fonti di Palazzo Chigi, sarebbe quello di stilare una lista più ampia possibile, che includa, ad esempio, anche medici e dentisti.

Il calcolo del premio partirà dalle spese di luglio, perché tutto il pacchetto
di lotta all'evasione contenuto nel decreto fiscale e in manovra diventerà operativo da metà anno (slittano infatti sia il tetto al contante sia le multe per chi non accetta pagamenti con il Pos), ma anche per la necessità tecnica di organizzare la piattaforma che incrocerà i dati sugli acquisti in arrivo dai circuiti dei pagamenti elettronici. Il meccanismo del
superbonus, infatti, dovrebbe funzionare come un vero e proprio cashback, che gli stessi operatori potrebbero accreditare direttamente sulle carte, e non come una detrazione da incassare in dichiarazione dei redditi.
Slittano a luglio 2020 sia l'abbassamento del tetto al contante da 3mila a 2mila euro sia le multe per chi non faccia pagare con pos, nell'attesa di un accordo sul calo dei costi delle commissioni delle carte di credito. #studiomanonisenigallia #consulenzadellavoro
#cdl
#staytuned
#beconnected
Instagram post 2159512706781164225_21475995116 Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato, in data 17 ottobre 2019, un comunicato stampa con il quale commenta la sentenza della Corte europea sui diritti umani, in merito all’utilizzo delle Telecamere sul luogo di lavoro.
La sorveglianza occulta non diventi prassi ordinaria.
I controlli devono essere proporzionati e non eccedenti:
“La sentenza della Grande Camera della Corte di Strasburgo se da una parte giustifica, nel caso di specie, le telecamere nascoste, dall’altra conferma però il principio di proporzionalità come requisito essenziale di legittimazione dei controlli in ambito lavorativo.
L’installazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro è stata infatti ritenuta ammissibile dalla Corte solo perché, nel caso che le era stato sottoposto, ricorrevano determinati presupposti: vi erano fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale, l’area oggetto di ripresa (peraltro aperta al pubblico) era alquanto circoscritta, le videocamere erano state in funzione per un periodo temporale limitato, non era possibile ricorrere a mezzi alternativi e le immagini captate erano state utilizzate soltanto a fini di prova dei furti commessi.
La videosorveglianza occulta è, dunque, ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di “gravi illeciti” e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l’incidenza del controllo sul lavoratore.
Non può dunque diventare una prassi ordinaria.
Il requisito essenziale perché i controlli sul lavoro, anche quelli difensivi, siano legittimi resta dunque, per la Corte, la loro rigorosa proporzionalità e non eccedenza: capisaldi della disciplina di protezione dati la cui “funzione sociale” si conferma, anche sotto questo profilo, sempre più centrale perché capace di coniugare dignità e iniziativa economica, libertà e tecnica, garanzie e doveri”.Link alla sentenza: https://hudoc.echr.coe.int/%7B"appno":/["1874/13","8567/13"],"documentcollectionid2":["GRANDCHAMBER"],"languageisocode":["ENG"],"display":["0"]%7D#{"documentcollectionid2":["GRANDCHAMBER","CHAMBER"]}
Instagram post 2156676302837573995_21475995116 Al fine di evitare fraintendimenti, da parte dei datori di lavoro, riepiloghiamo i permessi di soggiorno che consentono ad una persona extracomunitaria di lavorare in Italia.
Questi permessi di soggiorno che consentono l’attività lavorativa:
per lavoro subordinato
per lavoro stagionale
per lavoro autonomo
per attesa occupazione
per motivi di studio e formazione
per tirocini formativi
per motivi familiari
“CE per soggiornanti di lungo periodo” (ex carta di soggiorno)
per asilo politico
per motivi di protezione sussidiaria
per titolari di “Carta Blu” UE
per residenza elettiva
Questi permessi di soggiorno che non consentono l’attività lavorativa:
per motivi religiosi
per richiesta asilo e Dublino (nei 60 giorni successivi alla formalizzazione dell’istanza di protezione internazionale)
minore età
per cure mediche
per residenza elettiva (con visto dall’estero)
per attività sportiva
per attesa cittadinanza
per giustizia (art. 11 comma 1, lett. C-bis d.p.r. 394/99 e succ. Mod. E integrazioni)
per tirocinio formativo (art. 27, comma 1 lett. F, T.U. immigrazione)
Inoltre, non consente lo svolgimento di attività lavorativa la “dichiarazione di presenza“, rilasciata nei casi di soggiorno di breve durata per visita, affari, turismo, studio, ecc.

Ricordiamo, infine, che il datore di lavoro deve prendere nota della scadenza del permesso di soggiorno (laddove presente) e di sollecitare il lavoratore al suo rinnovo, arrivando, come extrema ratio, alla sospensione del lavoratore qualora quest’ultimo non provveda a inoltrare la richiesta di rinnovo alla Questura.
Instagram post 2149384737127624910_21475995116 I datori di lavoro domestico, cioè coloro che assumono colf e badanti (ma anche giardinieri, governanti, babysitter…) per esigenze personali e familiari, ad oggi non sono sostituti d’imposta, al contrario di quanto avviene per la generalità dei datori di lavoro.
In altre parole, chi assume una colf o una badante non è obbligato a trattenere le imposte a carico della collaboratrice in busta paga, ma è quest’ultima a dover pagare le imposte eventualmente dovute con la dichiarazione dei redditi (cioè alla presentazione del modello 730 o redditi).
Il datore di lavoro domestico, invece, si limita a versare, ogni tre mesi, i contributi previdenziali all’Inps, ed a trattenere in busta paga ogni mese alla colf, o alla badante, la propria quota di contributi.
Ma, da quanto emerso dalla Nadef (la nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza), presto questa situazione potrebbe cambiare: una nuova legge potrebbe infatti disporre a breve che anche i datori di lavoro domestico diventino sostituti d’imposta, quindi siano obbligati a trattenere le tasse dovute dai collaboratori domestici ed a riversarle allo Stato.
In realtà, per i datori di lavoro domestico non si tratterebbe di una tassa in più, in quanto le imposte sarebbero riversate allo Stato a seguito della corrispondente trattenuta nella busta paga della colf, o della badante.
Tuttavia, il dover elaborare una busta paga comprensiva anche del calcolo delle imposte dovute, ed il dover elaborare un modello F24 mensilmente, effettuandone il pagamento con la stessa periodicità mensile, costituirebbe senz’altro un aggravio per i datori di lavoro privati e per le famiglie in genere.
Senza parlare degli ulteriori adempimenti che, a questo punto, si renderebbero necessari: elaborazione obbligatoria del modello Cu annuale (cioè del modello di certificazione unica, nel quale figurano compensi erogati e trattenute effettuate al lavoratore, assieme a numerosi altri dati) ed invio all’Agenzia delle entrate, nonché elaborazione ed invio alle Entrate del modello 770. #studiomanoni
Instagram post 2147225110849787079_21475995116 Il consulente del lavoro è un libero professionista che si occupa di consulenza in ambito giuslavorativo in Italia con competenze specifiche nell'amministrazione del personale subordinato e parasubordinato per conto delle imprese ed enti.
Il consulente del lavoro è un professionista dell'area giuridico-economica che esplica le proprie funzioni nella gestione del personale dal punto di vista amministrativo (la gestione delle risorse umane è infatti un'altra materia, tipicamente presidiata da altro genere di professionisti della consulenza aziendale).
L'attività principale e prevalente dei consulenti del lavoro è quella di elaborazione dei cedolini paga e adempimenti relativi, per conto di un'azienda.
Oltre a questo, il loro ambito professionale comprende: 
genesi, definizione, evoluzione di un rapporto di lavoro:
gestione di tutti gli aspetti contabili, economici, giuridici, assicurativi, previdenziali e sociali che esso comporta;

assistenza e rappresentanza dell'azienda nelle vertenze extragiudiziali (conciliazioni e arbitrati) derivanti dai rapporti di lavoro subordinato e parasubordinato;

assistenza e rappresentanza in sede di contenzioso con gli istituti previdenziali, assicurativi e ispettivi del lavoro;

consulenza tecnica d'ufficio e di parte;

assistenza in sede di contenzioso tributario presso le commissioni e gli uffici dell'amministrazione finanziaria;

consulenza e assistenza nelle relazioni e nei rapporti aziendali (contratti, convenzioni, etc.) di carattere obbligatorio, tipico e atipico;

trasmissione telematica delle dichiarazioni fiscali;

certificazione tributaria;

funzioni in ambito delle segnalazioni di denuncia di attività di antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo;

funzioni in ambito di conciliazione e arbitrato nell'ambito delle controversie di lavoro (funzioni introdotte dalla legge 183/2010); funzioni di asseverazione della regolarità normativa dei rapporti di lavoro;
intermediari abilitati alla trasmissione delle dimissioni in modalità telematica. 
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